Oxagon, la prima città fluttuante sull’acqua: un progetto che sa di incredibile

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Dal green al blu il passo è breve. Il una tecnologia sempre al servizio di un mondo, per ora immaginabile ma non troppo, votato all’ecosostenibilità, ecco l’ambizioso progetto del principe ereditario dell’Arabia Saudita: un po’ figlio dell’attuale re Salman, un po’ Vice Primo ministro e ministro della Difesa dell’Arabia Saudita, soprattutto CEO di NEOM.

Città galleggiante (Adobe Stock)
Città galleggiante (Adobe Stock)

Sulle ali dell’entusiasmo di una città pianificata transfrontaliera nella provincia di Tabuk, nel nord-ovest dell’Arabia Saudita, Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd ha annunciato lo sviluppo di Oxagon, il più grande complesso industriale galleggiante al mondo, pronto a sorgere su un vasto territorio a sud-ovest della città di Neom, con una forma ovviamente ottagonale, che aiuterà a minimizzare il suo impatto sull’ambiente.

Con oltre 10 km2 di terreni primari della Blue Economy che costituiranno la base per l’innovazione attraverso le catene del valore, Oxagon rifletterà l’attenzione di NEOM sullo sviluppo rigenerativo e innovativo, Compresi i piani futuri per un istituto oceanografico all’avanguardia per l’esplorazione e la ricerca marina, la biotecnologia marina e l’acquacoltura. Non solo.

Oxagon poggerà sull’industria marittima: una struttura rigenerativa e innovativa

Uno scorcio del deserto di NEOM (Adobe Stock)
Uno scorcio del deserto di NEOM (Adobe Stock)

Avrà un terminal crociere galleggiante che insieme all’istituto oceanografico diverrà il protagonista della struttura galleggiante, dando vita alla Blue Economy. Nelle sue fasi finali di sviluppo, la città diventerà il primo luogo al mondo a coniugare vivibilità e sviluppo industriale, attirando innovatori e ricercatori e contribuendo alla Blue Economy, quel modello dedicato alla creazione di un ecosistema sostenibile grazie alla trasformazione di sostanze precedentemente sprecate in merce redditizia.

Oxagon poggerà sull’industria marittima, per stessa ammissione di Nadhmi Al-Nasr, aggiungendo che la città industriale rifletterà l’impegno di NEOM per una struttura rigenerativa e innovativa: “Oxagon creerà terra urbanizzando il mare – si legge nel comunicato ufficiale – con distretti galleggianti che ospiteranno incubatori di ricerca marina, serre e un istituto oceanografico supportato da comunità miste e residenziali”. Le intenzioni sono quelle di sviluppare il progetto incentrato sull’uso sostenibile delle risorse marine, per stimolare la crescita economica e migliorare i mezzi di sussistenza, creando occupazione e preservare la salute dell’ecosistema oceanico.

La posizione strategica di Oxagon ridefinirà la logistica e fornirà a NEOM (e di conseguenza all’Arabia Saudita) un accesso accelerato ai mercati globali orientali e occidentali. “Le tecnologie digitali in cui investirà Oxagon le consentiranno di diventare uno dei primi porti e catene di approvvigionamento di nuova generazione completamente integrati al mondo – promette il principe ereditario saudita – ciò significa che avremo la capacità di ridurre i tempi della catena di approvvigionamento di 2 o 3 settimane e di accelerare la consegna alla fabbrica entro 12-24 ore“.

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Tenendo in considerazione il futuro semi-autonomo di Neom, Al-Nasr, alto funzionario saudita è ottimista sul fatto che la struttura normativa del polo industriale creerà un clima aziendale che “guiderà l’innovazione, promuoverà gli ecosistemi commerciali e genererà crescita“.

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Alla domanda sul mantenimento di un equilibrio tra industrializzazione e sostenibilità, il CEO di Neom ha fatto riferimento al distinto design ottagonale, che ha affermato “sosterrà la conservazione del 95% dell’ambiente naturale minimizzerà l’impatto sulla terra – conclude – e conserverà la costa”.

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